“E poi ci manca solo decidere a che livello si può usare ChatGPT nell’articolo di gruppo…”
L’ho detta io, questa frase, in riunione, sperando che qualcuno avesse le idee più chiare delle mie. Un silenzio indeciso mi risponde. Teams ci ricorda che abbiamo solo cinque minuti nel meeting e decidiamo, mio malgrado, di continuare nel prossimo.
Nella vita di un insegnante ci sono appuntamenti ricorrenti. Arrivano puntuali e senza pietà, un po’ come i capelli grigi o la lettera del Belastingdienst, e come loro portano con sé vari grattacapi. Uno di questi è l’aggiornamento del corso, qualche settimana prima dell’inizio. O prima, se si è puntuali e pronti al futuro; io non lo ero, né a questo né ai capelli grigi, ma eccoci qua.
Quest’anno è particolarmente complicato. Devo capire come aggiornare il mio compito in base all’uso della grossa, grassa IA generativa. L’università ha pubblicato un AI index: cinque pagine e una tabella colorata che dovrebbe aiutarci con questa decisione. Per ora l’effetto è per lo più un ciclo di scrollare pagine, strizzate d’occhi, sospiri e ripetere. “An exception to this permissible use of AI applies when the student's ability, for example, to build an argument…” È una doppia negazione? Exception… permissible use… Non me la ricordo più, la grammatica; non la ricontrollo molto, Grammarly è il mio migliore amico.
La tab accanto è aperta proprio sul solito sospetto. ChatGPT mi sta aiutando a capire se ho finalmente imparato l’inglese – o se ho saputo fingere abbastanza nelle istruzioni del compito. Mi ha regalato due parole gentili e tre paragrafi di parole non necessarie, srotolate senza pietà. Non so quando sia iniziata questa mia conversione. Due giorni fa ero una studentessa, ieri sono diventata un’insegnante, e da qualche parte nel processo ho smesso di scrivere a penna, e ora il mio mignolo destro clicca ENTER con più decisione di quanta ne abbia mai avuta nella mia vita. Una volta Internet era solo suoni usciti dai fili del telefono. La tecnologia era un gioco, ora è cresciuta con me.
Adesso non so chi sta giocando con chi. Mentre preparo questo compito mi viene chiesto di stabilire quale livello di AI sia accettabile per quello che voglio insegnare. E mentre il cursore scivola su “The use of AI is not allowed”, una parte di me vorrebbe copiarlo su ChatGPT per farlo rifinire; l’altra parte sbuffa alla mia incoerenza e ammicca invece a “AI content generation allowed for specific tasks.” Penso a cosa voglio insegnare, che tipo di cose voglio trasmettere; dov’è indispensabile per imparare, e cosa può essere lasciato al pensiero digitale?
Ho sentito conversazioni illuminate su rischi, benefici, imminenti rivoluzioni dell’AI nell’educazione, nella vita. Ma nessuno parla mai di cosa fare mentre si aspetta che la rivoluzione arrivi. Nessuno ti dice che tipo di abilità coltivare, cosa evitare. Ma se sei un insegnante ti dicono di essere un esempio, di decidere le regole del gioco – di decidere lo standard per preparare gli studenti a un mondo che neppure noi capiamo del tutto. Il mondo corre, il gioco continua, e ho l’impressione di stare arrancando. Ci viene chiesto di prendere decisioni per i lavoratori di domani, mentre i lavoratori di oggi cercano di capire come il loro stesso lavoro stia cambiando. E in questa indecisione voglio un po’ rifugiarmi in ciò che conosco – carta e penna, la vita analogica – ma rischio l’obsolescenza. Mi chiamano a tuffarmi nel nuovo – cambiare l’educazione per stare al passo con il mondo – ma rischiamo di rimanere in superficie, tale è la spinta a delegare il pensiero a cervelli artificiali.
Squadro i due paragrafi di informazione contestualmente perfetta – significativamente inutile – che ChatGPT mi ha sciorinato davanti. Non c’è più nulla di mio. Eppure sembra funzionare: lineare, chiaro, privo di tracce di italiano infiltrato – mio personalissimo marchio di fabbrica – e probabilmente con idee sensate. Ma mi sembra di preparare un’attività al parco costruendo degli alberi di cartone. Lo sentiranno anche gli studenti? Dov’è l’umano nelle cose che insegniamo? Importa davvero, o ci siamo semplicemente affezionati?
Chiudo lo schermo. Il mio compito è finito con un noiosissimo “The use of AI is not allowed.” È ora di una passeggiata al parco. Per oggi, abbiamo scelto l’analogico. Domani, chissà.